Pubblicazioni e recensioni 2021-2019

Associazione Culturale “Biblioteca Enigmistica Italiana - G. Panini”

Piazza della Bilancia, 31 - Campogalliano (MO)
 
 
 
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Pubblicazioni enigmistiche e stralci delle recensioni apparse sulla stampa e sulle riviste specializzate

 

 

(“Leonardo” n. 4-2021, pag. 7)

    L’opuscolo è disponibile e scaricabile gratuitamente dal sito www.enignet.it. La grafica, analoga ad altre pubblicazioni edite dalla B.E.I., è semplice ma gradevole, a cominciare dalle copertine, che riproducono quelle del primo e ultimo fascicolo del Labirinto, rispettivamente del 1948 e del 2013. Dopo una breve presentazione del personaggio Franco Diotallevi/Tiberino, sono riprodotte le 46 puntate della “storia”: una pagina per ogni anno di pubblicazione della rivista, in cui vengono ricordati fatti, personaggi, giochi e… polemiche dell’epoca, con un linguaggio semplice e colloquiale. I testi sono ravvivati da immagini significative…

 

 

… sono commossa per le belle parole e per l’affettuoso ricordo di papà. Lo terrò come prezioso ricordo della giornata e vi ringrazio di cuore. Grazie Presidente, grazie Pippo, grazie Giulio, grazie di cuore a tutti.

Annamaria Panini

(Cesare, "Penombra" n. 11-2021, pag. 17)
  Il 2 ottobre Pippo - in occasione del 29° Simposio Emiliano-Romagnolo Memorial Il Paladino - ha annunciato, con una certa emozione che sul sito della B.E.I. è scaricabile gratuitamente, per la Collana “Enigmisti del passato”, la pubblicazione Giuseppe Panini - Il Paladino. Un vero e proprio libriccino dove, con scritti e immagini, si racconta la storia d’un uomo imprenditore, enimmista, collezionista, musicista, imprenditore sportivo… ma soprattutto un anfitrione ineguagliabile, avendo egli organizzato Congressi e Convegni indimenticabili.
    Merito a Pippo per aver raccolto con una ricerca minuziosa e certosina tutti gli scritti sul Paladino e le decine di fotografie che completano la pubblicazione, che non va tenuta in una libreria virtuale, ma dev’essere stampata e conservata tra gli scaffali di una vera biblioteca.

 (“La Sibilla” n. 5-2021, pag. 218)
    A venticinque anni dalla scomparsa, la B.E.I. celebra  Giuseppe Panini dedicandogli il Memorial del 2 ottobre, così come un dettagliato opuscolo, scaricabile dal sito www.enignet.it. Tanto devono gli enigmisti italiani di ieri e di oggi al suo contagioso entusiasmo e al suo intuito di collezionista…

 

("La Sibilla" n. 4-2021, pag. 143)
    A Ser Bru uomo non potevi far altro che voler bene... su suggerimento di un altro protagonista di quella stagione, Mimmo, la B.E.I.  è stata lieta di aderire alla proposta di dedicargli un opuscolo che ne rivalutasse l'opera, così che Ser Bru potesse riappropriarsi del posto che merita nella storia dell'enigmistica italiana. Ne è scaturita una pubblicazione che, oltre a interessanti note biografiche, raccoglie un'antologia dei suoi migliori giochi poetici, tutti di alto profilo, dallo stile preciso e puntuale, spesso incentrati su schemi di anagrammi forniti da un altro gigante della Scuola Genovese, Il Grigio, oltre a una selezione di epigrammi, rebus e crittografie. Introdotta da una preziosa nota introduttiva di Ilion, la plaquette ordinata da Haunold e Pippo è arricchita da rare foto e completata dall'albo d'oro dei successi riportati da Sergio in tanti anni di onorata carriera.

 

 

(Emanuele Miola, "La Sibilla" n. 4-2021, pag. 162)
    Ne L'ora desiata vola si incontrano molti dei temi che - sono sicuro - hanno affascinato molti di noi quando ci siamo per la prima volta avvicinato all'arte degli enigmi: lo stopore e poi l'amore per il testo bisenso; la scoperta dei "mattoncini" con cui si crea e si risolve una frase finale e il conseguente riconoscimento di parole e costruzioni che sfuggono alla lingua che parliamo tutti i giorni (i vari are, avi, eri e le cosiddette dislocazioni); la tenace ricerca di un metodo risolutivo che possa partire ora dalla prima, ora dalla seconda lettura; il brivido di venire a capo di un rebus difficile... Chi volesse introdurre un amico o una persona cara all'arte del rebus potrà sicuramente valersi del libro di Ichino, ma anche per gli enigmisti più navigati, e specialmente per gli autori di rebus, L'ora desiata vola è un testo importante, che non può mancare nelle nostre biblioteche domestiche.

(Barbara Notaro Dietrich, La Gazzetta di Parma, 11 luglio 2021)
    Che cosa unisce un manualetto sofisticato ma semplice dedicato a chi si vuol cimentare (o si cimenta) coi rebus e un lungo romanzo che racconta la propria vita e quella dei genitori e dei nonni e via per li rami familiari, politici, professionali? La profonda convinzione che la serietà nasce dalla leggerezza, l’arguzia dall’allenare l’intelligenza e che non si deve ciondolare neppure in vacanza. Avevamo lasciato Pietro Ichino, forse il più noto giuslavorista italiano, nonché cattedratico in diritto del lavoro, a La casa nella Pineta e ci pare consono, se non consequenziale, leggere oggi L’ora desiata vola. E questo perché un tratto significativo del suo ambiente familiare è sempre stato quello del capire, oltre che dell’accogliere.
    Nei rebus, come nei sogni, succedono le cose più improbabili. E del resto rebus in latino vuol dire “con le cose” mentre oggi lo si usa più che altro per ciò che è di difficile comprensione.  Lo scopo di Ichino invece è dimostrare quanto i rebus siano una metafora della vita. Occorre scavare e scavare per capirci e capire gli altri, per non pensare che la prima, e più facile, interpretazione sia quella giusta. Capitolo dopo capitolo (in tutto 33 con una chiusa dedicata alla grande Maria Ghezzi, detta La Brighella, ineguagliabile disegnatrice di rebus) Ichino accompagna il lettore attraverso le varianti sorprendenti dei rebus. Conoscere l’analisi logica e la sintassi aiuta, ma il percorso può essere anche l’inverso: può essere pure il gioco dei rebus ad aiutare la conoscenza dei meccanismi della lingua.

(Corrado Augias, il Venerdì di Repubblica, 18 giugno 2021)
   Confesso: amo i rebus, quei disegnini surreali dove avvengono cose impensabili, pieni di oggetti eterogenei, intercalati da qualche lettera. Ho finalmente trovato il libro dove tutti i segreti dei rebus vengono svelati; a cominciare dallo speciale vocabolario valido solo lì per cui i puledri diventano “redi” le ranocchie “ile”, gli scolapasta “coli” o “colini”, un uomo o donna tra due carabinieri “reo” o “rea” senza tante storie.
   I rebus sono sicuramente il gioco enigmistico più divertente, però richiedono allenamento e per chi, come me, non ha molto tempo per praticarli un libro come questo diventa fondamentale. S’intitola L’ora desiata vola (Bompiani) ma la vera sorpresa è l’autore: Pietro Ichino. Nessuna omonimia, si tratta proprio del cattedratico di diritto del lavoro, più volte deputato del centrosinistra, avvocato e… maestro rebussista come ora scopriamo.
   Il volume contiene molti esempi chiariti lettera per lettera, (...) È il bello dei rebus e di tutti i grandi problemi enigmistici. Come spiega da par suo Stefano Bartezzaghi nella prefazione si tratta di giocare sull’ambiguità delle parole, sfruttandone significati riposti e doppi sensi.

(Il Langense, "Il Canto della Sfinge" n. 69, pag. 13)
    Ichino si addentra negli oscuri cunicoli del rebus, cercando di convincere gli scettici che la sua risoluzione non è, come molti sostengono, un'impresa impossibile, bensì un piacere da assaporare lentamente. Oltre a quella della composizione e quella della illustrazione, esiste cioè una terza arte sottesa da questa avventura enigmistica, quella della soluzione, perché il rebus, pur avendo un aspetto aristocratico, è un gioco democratico, non esclude nessuno. Per dimostrare questo, l'autore si sofferma sui molteplici aspetti intellettuali ed estetici che caratterizzano questo diffusissimo e spesso ingiustamente bistrattato gioco enigmistico.(...)
Il punto centrale della trattazione di Ichino, che è poi nella sostanza un'autentica dichiarazione d'amore, è che “la passione per i rebus non si nutre soltanto del piacere di riuscire a risolverli”: a volte si tratta di veri e propri capolavori artistici, che portano allo sbalordimento per la bellezza del passaggio dalla prima alla seconda lettura, per la magia della cesura, o semplicemente per l'atmosfera evocata dall'immagine. Non poteva mancare a questo proposito, il commosso omaggio alla indimenticabile Signora del rebus, Maria Ghezzi, la Brighella, a cui l'autore aveva fatto visita qualche giorno prima della sua improvvisa scomparsa, avvenuta lo scorso febbraio.

("Penombra" n. 7-2021, pag. 4)
    Che cos’è un rebus? La spiegazione ce la dà il prof. Pietro Ichino, noto giuslavorista appassionato di rebus fin da bambino, nel suo libro. … Il sottotitolo è “Guida al mondo dei rebus per solutori (ancora) poco abili” e, leggendo il libro, s’intuisce che l’autore è un innamorato del rebus, che è spiegato al lettore ponendosi dalla parte del solutore, qual è egli stesso, così da portare chi legge ad appassionarsi all’enimmistica illustrata. Con una scrittura semplice e chiara Ichino spiega i procedimenti e i ragionamenti necessari per risolvere i rebus, anche i più difficili, con vari esempi di giochi creati dai migliori autori.

 

(Alfredo Baroni, "La Sibilla" n. 4-2021, pag. 177)
    E' incredibile la capacità dell'amico Pasticca di far fluire dalla sua penna un'enorme quantità di materiale anfibologico... Versi enigmistici, è vero, ma anche versi poetici tout court, mirabili anche per la scelta dei temi, a volte intimistici, ma spesso mossi da lodevole impegno civile... Consiglio a tutti di farsi... inondare da queste incantevoli poesie e di godersi l'affascinante corsa del treno dell'Autore senese sui binari del doppio soggetto.

(Il Langense, "Il Canto della Sfinge" n. 69, pag. 8)
Faville nella notte è una raccolta di “sprazzi”, termine utilizzato da Penombra – la più longeva rivista di enigmistica classica italiana, di cui da anni Pasticca è attivo e attento redattore – per individuare questa tipologia di enigmi di media lunghezza in versi liberi. Come spiegato dall'autore stesso, si tratta del lavoro svolto durante tre afose estati del passato decennio: la bellezza di centoventi componimenti, tra enigmi e giochi a schema dalle svariate e originali combinazioni, rigorosamente da non divorare tutti d'un fiato, bensì da centellinare con attenzione, leggendo e rileggendo, cercando di cogliere le innumerevoli sfumature dilogiche che permeano l'inconfondibile poetica del prolifico autore senese.

(Cesare, "Penombra" n. 4-2021, pag. 1)
    Si tratta della copiosa partecipazione di Riccardo Benucci a tre Concorsini mensili, banditi nel 2012, 2013 e 2014, in occasione dei quali Pasticca inviò ben 40 “sprazzi” per ogni bando realizzando una collana di ben 120 lavori pubblicati, poi, nel tempo.
    Ora Penombra ha raccolto tutti questi lavori in una pubblicazione dal titolo "Faville nella notte", con una prefazione critica scritta da Ilion. Un libro da non lasciare nello scaffale della biblioteca, ma da leggere, da studiare, da gustare.

(Elio Alchini, "Penombra" n. 5/2021, pag. 3)
   In sessanta pagine vengono presentati più di venti tipi diversi di giochi, a testimoniare - se mai ce ne fosse ancora bisogno - l'assoluta padronanza di Pasticca nell'affrontare ogni tipo di schema. ... Sorprende poi la capacità dell'autore di armonizzare dilogia e poesia in versi di rara bellezza, a volte brevi, essenziali, a volte più articolati, ma ognora infallibilmente efficaci. In ogni sprazzo tutto è in equilibrio perfetto... Mettetevi comodi e leggeteli tutti, uno dopo l'altro. Lasciatevi dapprima conquistare dalla musicalità dei loro versi, dal vigore dei loro racconti. Poi leggeteli di nuovo, attentamente, per scoprire appieno la loro essenza enigmistica. Godetevi le sensazioni che saranno certamente capaci di farvi provare.
   Sono faville che vi scalderanno il cuore.

 

(Pasticca, nella presentazione)
   Le stirpi di enigmisti sono abbastanza rare. A volte capita che un figlio ricalchi, almeno per un tratto, le orme del padre o della madre, ma gli esempi non sono numerosi. La famiglia Cavazza, con quattro generazioni di enigmisti, si presenta come un caso davvero unico.
    La pubblicazione presenta la storia di questa famiglia: una saga di persone dagli svariati interessi, unite dall’amore per l’enigmistica ma anche per l’arte, la musica, la scienza. Un’opera che apre squarci su esistenze in ogni caso degne di essere conosciute e ammirate. (per scaricare la pubblicazione)

("Penombra" n. 6-2021, pag. 17)
    Una famiglia in cui si sente forte «il calore e la ricchezza di affetti e di pensieri»: con queste parole Lucetta (Lucia Luminasi) – nel numero di giugno 2017 della nostra rivista – concludeva l’articolo Una stirpe di enigmisti dedicato a una famiglia che costituisce un caso più unico che raro nel panorama edipeo italiano. Con lo stesso titolo dell’articolo di quattro anni fa (e con la stessa autrice, affiancata da Pippo che ha svolto la preziosa funzione di catalizzatore dell’avvincente racconto), la Biblioteca Enigmistica Italiana ha da poco rilasciato una che reca come sottotitolo I “rami” di Nestore, un secolo e quattro generazioni.

("La Sibilla" n. 3-2021, pag. 103)
   ... ne consigliamo vivamente a tutti la lettura perchè non vi si parla solo di giochi, ma di vicende umane di alto interesse. Eccolo Nestore, apprezzato medico, che approda all'enigmistica grazie a un consulto avuto con il dott. Eolo Camporesi (Cameo), ... Nestore che visita gratuitamente le persone indigenti, Nestore che dedica la vita all'introduzione dei raggi x in gastroenterologia... Ama C. e Violetta eccelse pianiste, L'Aura, scomparsa a poco più di vent'anni e di cui già si parlava come ottima solutrice e validissima autrice di enigmi. E poi Iperion, frizzante epigrammista della scuola del Valletto, Niny, Fior di Lino mecenate di artisti, sino a giungere, tramite Lucetta, alla quarta generazione rappresentata dalla giovane Doretta, che ha esordito sulla pagine della Sibilla nel 2017. La pubblicazione raccoglie anche una significativa antologia dei lavori dei diversi autori, ma forse lo spirito giusto per apprezzare questa ennesima produzione della BEI è quello di avvicinarvisi quasi si trattasse di un intrigante romanzo familiare.

 

   

Nota dell'autore
  Si tratta di un saggio che affronta i meccanismi dell'enigmistica classica da diversi punti di vista. In particolare mostra, o cerca di mostrare, come l'enigmistica sfrutta i normali e naturali fenomeni linguistici e li pone al servizio del piacere estetico del gioco. Riporta anche la mia opinione sul funzionamento "estetico" dei vari giochi che pure sono descritti e spiegati. Una prima parte è dedicata agli enigmi antichi che vengono successivamente messi a confronto con i giochi della nostra enigmistica attuale. Piccoli cenni storici e poi un lunga trattazione sulle varie forme di ambiguità. Il libro cerca di indagare sui meccanismi cognitivi coinvolti nella comprensione dei vari giochi e mette anche in risalto i processi inferenziali utilizzati dal solutore. La prefazione è di Emanuele Miola.

(Edgardo Bellini, "La Sibilla" n. 4-2021, pag. q167)
    Che cos'è che rende appagante l’esperienza enigmistica? Guidato da questa domanda Michele Miccoli indaga i numerosi aspetti che connotano l’arte di Edipo dalle origini ai nostri giorni. Nel saggio "La parola svelata" (ed. Milella Lecce, 2020) vengono esplorati con metodo originale e con inedita ampiezza i meccanismi e le strategie che strutturano l’invenzione e la risoluzione dei giochi enigmistici, soprattutto sotto i profili della forma, dell’estetica e della sfida fra autore e solutore.
    Attraversando i domini della linguistica con una scrittura chiara e godibile, Miccoli – che firma i suoi giochi come Il Maranello ed è fra i migliori brevisti italiani degli ultimi decenni – esplora l’intero sistema dell’enigmistica classica, e mette in chiaro i meccanismi fondanti e i paradigmi tecnici ed estetici pertinenti a ciascun tipo di gioco. Il rapporto fra enigmistica e comicità viene poi approfondito in un’apposita sezione, mentre in epilogo compare un’originale riflessione sul rapporto fra enigmistica e matematica; chiude il saggio uno spettacolare testo teatrale interamente strutturato con la tecnica del doppio soggetto.
    Una lettura piacevole e ricca di spunti originali, utile sia a chi desidera approfondire le idee e le tecniche dell’enigmistica classica secondo una prospettiva razionale, sia a chi, già esperto del settore, vuol confrontarsi con un punto di vista ben fondato – a giudizio di chi scrive – e di non comune acutezza.

(Margherita Barile, www.ibs.it)
   Spesso l’arcano, lungi dall’essere un astruso impasto di arbitrarie stravaganze, è solidamente radicato in certe nostre consuetudini mentali. L’enigma verbale, ad esempio, ci invita a percorrere i meandri linguistici in cui il nostro pensiero, senza rendersene conto, abitualmente si perde. Il suo testo è intessuto di trappole nelle quali il solutore di indovinelli, crittografie, rebus ama cadere, e che l’autore si diverte a preparare per lui, avendo cura di confezionare per bene la sorpresa finale. L’ingrediente fondamentale è l’ambiguità, (…). Può sembrare paradossale l’intento di accostarsi a questo sfuggente contenuto magico, nascosto dentro le parole, con un piglio scientifico, improntato all’analisi strutturale e alla distinzione in categorie. Eppure il saggio di Michele Miccoli, enigmista eclettico e di lunga militanza, realizza l’obiettivo con estrema coerenza e profondità. La sua dettagliata ed attenta riflessione, molto validamente supportata da elementi di semiologia, psicologia e linguistica, conduce il lettore, con piacevole gradualità, attraverso un mondo – la cosiddetta enigmistica classica – in cui il gioco è una forma regolamentata di arte seduttiva. Per comprenderne i meccanismi, basta lasciarsi trasportare dal fascino di questo libro: un trattato che utilizza i riferimenti teorici ed i termini tecnici soltanto per aggiungere, ad un’avvincente esplorazione del fantastico, il gusto speziato del rigore e la morbida corposità della cultura.

(Giuseppe Pascali, www.salentoinlinea.it 16 giugno 2021)
    L'arte di comporre e di svelare enigmi, e di «giocare» con le parole, analizzata da un maestro del genere. Michele Miccoli, «Il Maranello» per i fedelissimi de La Settimana Enigmistica, lo storico periodico su cui è prestigiosa firma, approda in libreria con il saggio La parola svelata, testo indispensabile non solo per gli appassionati ma anche per chi intende erudirsi su quest'antica arte. ... Con una notevole capacità espositiva, Miccoli è in grado di illustrare al lettore un testo tecnico attraverso uno stile narrativo, esplicativo. Non stupisca infatti se le pagine, nel loro scorrere, catturino l'attenzione come il migliore dei thriller. Miccoli spiega così l'importanza del gioco con le parole, la cui capacità di allenare le menti si affianca a quella di favorire l'uso della lingua e quindi della comunicazione, fondamentale nelle relazioni sociali. L'ambiguità, che nella vita quotidiana può minare l'efficacia degli scambi comunicativi, costituisce l'essenza dell'enigmistica classica, quella branca dell'enigmistica che concerne l'elaborazione e la produzione di enigmi basati sull'uso estetico e creativo della lingua, proposti per essere risolti e chiamati «giochi». (...) Questo saggio, dunque, esamina l'ambiguità nelle sue varie forme e fa vedere come essa si manifesta negli «atti linguistici» in genere e come poi viene utilizzata e introdotta nei giochi enigmistici sulla quale sono sempre costruiti. Passando in rassegna tutti i tipi di gioco, descrive le tecniche compositive utilizzate dall'autore per sviare e distrarre il solutore e mostra come l'autore introduce nel gioco dei «segnali» per permettere il rintracciamento della soluzione e dar conto del fair play necessario perché l'enigma sia davvero un gioco. Il testo mette in relazione l'enigmistica e i suoi meccanismi con altri ambiti del sapere umano e tratta specificatamente gli stretti rapporti tra enigmistica classica e lingua, cogliendone le relazioni semantiche, sintattiche e morfologiche. Più specificatamente mostra come l'enigmistica ingloba e recepisce i normali fenomeni linguistici o gli usi retorici costringendoli a svolgere funzione estetica. E proprio all'esperienza estetica in enigmistica il saggio dedica un intero capitolo.

(Lucia Accoto, “M socialMagazine”, rivista online www.emmepress.com)
   
In “La parola svelata - strategie linguistiche nell’enigmistica classica” di Michele Miccoli entri nel mondo di una comunicazione diversa ed affascinante. È un saggio in cui si possono trovare le tecniche per risolvere gli enigmi o i rebus. Non è stata tralasciata neanche la storia, quella inedita ed interessante che riguarda fatti e personaggi, che smorza il tecnicismo e concede respiro su aspetti che, a volte, si tralasciano. Per molti l’enigmistica è un passatempo per altri, invece, una specializzazione. In entrambi i casi occorre ragionare per arrivare alle conclusioni giuste. Sbagliare è umano, ma esercitarsi con le parole grazie agli enigmi ci porta a fare chiarezza anche nei ragionamenti.
Il libro è molto tecnico. È un saggio preciso, la penna dell’autore è puntigliosa. Lo stile è lineare e secco.

(Claudia Presicce, “Il Quotidiano di Puglia”, 1.7.2021, pag. 18)
    Ingegnere ed enigmista, specializzato in rebus, crittografie e giochi epigrammatici, Miccoli è noto agli appassionati del genere con lo pseudonimo Il Maranello, visto che dal 1992 collabora con “La Settimana Enigmistica” e con la rivista di enigmistica classica “La Sibilla”. «In questo libro, che non è né un manuale di enigmistica né un saggio di semiotica, cerco di esplorare gli aspetti dell’enigmistica classica nella loro essenza linguistica e in special modo nella loro essenza ambigua mettendoli in relazione con altre discipline delle scienze umane», spiega Il Maranello. E si addentra così nei territori tortuosi delle varie forme in cui si declinano questi giochi di abilità che sono fonte di grande soddisfazione, passando dallo studio delle parole, dei doppi sensi fino al rebus e alla crittografia nelle loro varie forme. (…)
Il libro, in sostanza, è un viaggio a tutto tondo visto dall’interno, in questo mondo dove il mistero è la regola fissa del comporre e la sua soluzione è la soddisfazione del giocatore.

(Luca Zecca, www.ibs.it)
     Mi sono addentrato in questo viaggio di iniziazione ben consapevole delle difficoltà che questo libro imponente, che resterà, comportava. L'inizio è stato duro perché sembrava un lavoro rivolto a un pubblico specifico ma pian piano piano la parola si è svelata... ho avuto una illuminazione attraverso un rito esoterico che mi ha consentito di afferrare che non era importante la comprensione ma la percezione della magia che si cela dietro le parole che Miccoli con un uso sapiente del linguaggio riesce a svelare e a fare cogliere

 

       

 

 

E’ stato difficile, in tempi come questi, credere in questo sogno, ma ce l’abbiamo fatta e finalmente I Lilianaldo, li chiama così una mia carissima amica, hanno il loro regalo. Si tratta della raccolta di gran parte della produzione di giochi enigmistici di mio padre, Aldo Nugnes, pubblicata sulle riviste classiche. Il lavoro, da vero certosino, si deve a Nicola Aurilio, in arte Ilion, uno dei più grandi enigmisti italiani, forse più un figlio che un semplice amico o allievo.
Io e mia sorella lo ringraziamo con infinita riconoscenza.

Susanna Nugnes

("Penombra" n. 6-2021, pag. 2)
   Sono circa cinquecento i piacevolissimi giochi, tra epigrammatici e crittografici, inseriti nel libro che si leggono con gioia: un gran lavoro di ricerca, svolto amorevolmente da Ilion, forse più un figlio che un semplice amico o allievo, che nella presentazione del libro scrive: «Chi vuole veramente impadronirsi della materia farebbe bene a fare di questo volumetto un attento esame: ne ricaverebbe lezioni che oggi nessuno più impartisce, e un divertissement assoluto».
    La pubblicazione è arricchita da scritti di Stefano Bartezzaghi, Ilion e dai teneri ricordi filiali di Barbara e Susanna. Come tutte le pubblicazioni di enimmistica ne sono state stampate poche copie e possederne una è un privilegio, quindi chi ne è interessato ne faccia richiesta per posta elettronica a Susanna Nugnes: su.nugnes@gmail.com lo riceverà in omaggio, ma faccia presto perché rischia di arrivare troppo tardi.

 

 

 

(Cleos, nella prefazione dell'opera)
    Ciò che immediatamente colpisce, entrando nel vivo di questo prezioso libro, è il duplice desiderio dell'Autore, teso, da una parte, a donare poesie enigmistiche per il diletto dei lettori/solutori, dall'altra, a fornire tutti gli strumenti tecnici che mettano il nuovo lettore nelle condizioni di comprendere la "parola" edipica, fatta di metafore, dilogie, doppi significati, invenzioni lessicali, rendendosi così artefice d'una corretta e appassionata divulgazione
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(Luca Patrone, "Il Canto della Sfinge", n. 69-2021, pag. 14)
     Dopo i dodici splendidi acquarelli-enigmi del suo precedente lavoro All’ombra delle stagioni, nel suo ultimo volume Genova velata l’autore presenta ventidue emozionanti affreschi monotematici in omaggio alla sua città di adozione, di cui mostra le varie tradizioni e sfaccettature.
Scorrendo l’opera, impreziosita dall’illuminante prefazione di Cleos, la cristallina dilogia, propria dello stile di Maven, la fa da padrona, senza però rubare spazio all’afflato poetico che permea i versi di ogni componimento.
La sezione propriamente autoriale – costituita da sedici giochi a schema e sei enigmi – è preceduta e seguita da due parti di tipo saggistico. Nella prima, l’autore si sofferma sulla spiegazione di come si possono risolvere i tipi di giochi presentati, citando e sviscerando letteralmente alcuni celebri grandi esempi del passato. L’ultima parte, di carattere storico-enigmografico, è un interessante e ben documentato excursus sulla storia dell’editoria enigmistica nel capoluogo ligure, a partire dal lontano XVI secolo fino ad arrivare agli eventi organizzati sul suolo genovese (il primo fu il Congresso Nazionale del 1927).
Completa l’opera una serie di concise note biografiche sugli enigmisti genovesi del passato e su quelli ancora in attività, prima delle conclusive soluzioni, con relative utili note esplicative, dei giochi proposti.

(Fabrizio De Ferrari, "La Sibilla" n. 2-2021, pag. 81)
   "Genova velata" rappresenta un singolare e fascinoso omaggio in chiave enigmistica alla bellezza e alla identità profonda del capoluogo ligure, antico porto di mare, di commerci, di luci e di ombre.
    Visto dagli enigmisti, questo libro si presenta invece come una ampia e raffinata raccolta di enigmi a tema, un albo monografico dedicato a una storica città d'arte italiana, che per qualità e difficoltà non mancherà di soddidfare i suoi lettori... e di impegnare i suoi solutori.

(Marco Bonetti, "Gazzettino sampierdarenese" n. 5-2021, pag. 6)
    ‘Genova velata’ (De Ferrari), florilegio di enigmi poetici (o meglio, poesie enigmatiche) che cantano una città bella e segreta, amata da poeti come Montale, Campana, Caproni. E che, come ricorda una sezione del libro, vanta una lunga tradizione nella letteratura enigmistica, già dal 1570. E una primaria ‘scuola enigmistica’.
    47 anni, savonese, legato a Genova – suo luogo dell'anima –, Andrea è un cultore edipeo che sa passare ‘oltre lo specchio’, sino al Paese delle Meraviglie enigmistiche: alla sua attività di lavoro ordinaria da anni affianca sia quella di redattore della Settimana Enigmistica, quale noto autore di cruciverba, sia di collaboratore della Sibilla. Qui, con lo pseudonimo Maven, eccelle come autore di ‘poetici’ (ma – caso raro – è attivo con successo anche negli altri tre ‘regni’ della ‘classica’).
    Genova velata è l'occasione ideale per il lettore curioso di addentrarsi in questo mondo incantato. Prima di proporci le sue poesie Maven ci accompagna infatti, passo passo, nella spiegazione, piana ed esaustiva, dei meccanismi dei giochi in versi, (…) Per capire occorrono esempi. Maven ce ne propone alcuni di autori classici della scuola genovese: Brand, Ser Berto, Gigi d’Armenia, Il Genietto, alfieri di un’irripetibile temperie culturale, il cui esito più alto fu la rivista Aenigma (1966-1976).

 

 
 
 ("La Sibilla" n. 4-2020, pag. 143)

     Cento indovinelli è il titolo di un'elegante raccolta di giochi enigmistici di Mac (Adolfo Maccario). L'autore, fra i più prestigiosi del panorama epigrammatico italiano, ha sapientemente scelto fior da fiore della sua produzione. Oltre ai cento indovinelli, ci sono una ventina di altri epigrammi su schema. Il libro è simpaticamente intervallato da gustose vignette e presenta in copertina un disegno di Anna Maria Morando, la nostra indimenticabile amica scomparsa qualche anno fa. Di Mac è opportuno rimarcare che ci ha donato moltissimi gioielli, né va dimenticato che ha scritto poetici delicati e crittografie di ottimo livello.


 
 
 

 

(Francesca Pizzimenti, "La Sibilla" n. 5-2020, pag. 219)
     L’agile ed elegante volumetto in edizione numerata non va inteso come un’antologia o una retrospettiva: esso risponde bene al disegno dell’autore che, nella rapida introduzione, manifesta chiaramente l’intento di costruire invece un percorso non usuale per chi volesse avvicinarsi all’enigmistica classica attraverso “tre discipline artistiche mutuamente intrecciate tra loro: la letteratura, la pittura […] e l’enigmistica”.
(...) Che aggiungere dunque, se non l’augurio che, con la sua impostazione divulgativa e accattivante, ma sempre di alto livello, All’ombra delle stagioni possa avvicinare molti all’enigmistica classica? Le premesse per riuscirci ci sono tutte: sta al lettore decidere di intraprendere un cammino che, libro alla mano, si rivelerà ricco di scoperte entusiasmanti.

 

(Luca Patrone, "Il Canto della Sfinge" n. 66-2020, pag. 8)
   L’enigmista Andrea Maraventano, il nostro Maven, versatile autore di magnifici poetici – oltre che di altri originali giochi, nonché affermato cruciverbista di vaglia – ha dato alle stampe un prezioso volumetto in cui le tre arti di cui sopra vengono sapientemente miscelate. L’opera, a detta dello stesso autore, si propone anche come strumento didattico per avvicinare i neofiti al misterioso, affascinante mondo del “doppio”, della dilogia, del traslato, elementi che caratterizzano per l’appunto l’arte della poesia enigmistica. All’ombra delle stagioni, edito da Menthalia, comprende dodici componimenti inediti in endecasillabi, di tredici versi ciascuno, aventi come soggetto apparente un mese, secondo la sequenza temporale. Ogni componimento mostra alcune particolarità: l’epigrafe di un celebre poeta che lo introduce, e una breve postfazione scritta da un enigmista conosciuto che ne descrive le caratteristiche principali. Vengono inoltre riportate, per l’appunto a scopo didattico, alcune note esplicative che chiariscono i significati nascosti che a una prima lettura potrebbero sfuggire. Per completare la terna artistica, ogni poetico è preceduto da un evocativo quadro ad acquerello di genere naturalistico, realizzato su carta da disegno, che illustra le tematiche presentate dal brano stesso, a firma dell’artista Maria Claudia Basso.
 

 


("Penombra" n. 8-2020, pag. 3)
     (…) Girando in lungo e in largo per l’Emilia Romagna, sono ben 46 i comuni visitati dall’autore in questo viaggio «
tra rebus e sciarade, crittografie e anagrammi», soprattutto narrando le fir­me-rebus e gli aspetti legati al gioco di parole (…). La cavalcata tra i secoli comprende un periodo assai ampio, dal SATOR medievale (…) alle pagine dedicate al Novecento che non mancano di ricordare emiliani e romagnoli illustri, dal poeta – e rebussista – Corrado Costa a Federico Fellini, ideatore di un personaggio chiamato Giambattista l’enimmista, ma soprattutto ci raccontano di protagonisti dell’enimmistica moderna – il già citato Cameo, che una fotografia riprodotta sul libro mostra in compagnia di Gastone di Foix e di Roccabruna, Il Duca Borso, Fra Ristoro …, Il Paladino fondatore della B.E.I. e tanti altri – e di riviste protagoniste della stampa edipea specializzata: da Penombra a Fiamma Perenne a Morgana.

(Marco Bussagli, "Il giornale dell’Arte" n. 411, ottobre 2020)

     Federico Mussano, enigmista di spicco nel nostro panorama nazionale, con il primo [libro] aveva indagato il tessuto enigmistico e misterico di Roma e adesso ci porta a scoprire le inaspettate crittografie che punteggiano il percorso della via Emilia. Del resto non sarebbe potuto essere altrimenti, dal momento che nel 1934 fu organizzato a Modena il primo congresso enigmistico nazionale e il grande imprenditore ed editore Giuseppe Panini, originario di quelle terre, anni dopo, fondò la B.E.I., ossia la Biblioteca Enigmistica Italiana. Il libro, diviso per argomenti, fra cui “scrittori”, “politici” e “artisti”, dedica a quest’ultima sezione ampio spazio …

 

 


(Luca Patrone, "Il Canto della Sfinge" n. 65-2020, pag. 7)
     Esiste un italiano dei rebus? Qual è la sintassi tipica del gioco enigmistico più misterioso e più amato? In che modo può essere plasmata e quali trasformazioni ha subito la nostra lingua in funzione ludica? Che cos’è un rebus, l’ultima fatica editoriale di Emanuele Miola, il nostro
Ele, docente di Linguistica generale all’Università di Bologna, si prefigge di spiegarcelo.
     Il saggio … non è un manuale su come si creano i rebus, né su quali siano i segreti per risolverli, tematiche già affrontate in letteratura enigmistica in più di un’occasione, bensì, come l’autore stesso si propone nell’introduzione, “uno studio su ciò che attraverso il rebus si può dire delle lingue e, in particolare, dell’italiano che vi è usato”. (…) Nei capitoli terzo e quarto si concentra il vero valore aggiunto del saggio, che si traduce in una minuziosa indagine sugli aspetti linguistici che caratterizzano le cosiddette prime letture (o chiavi) dei rebus: dall’analisi emergono diversi aspetti linguistici delle chiavi ideate, dalle prassi ortografiche alle disposizioni sintattiche, dalle perifrasi impiegate all’utilizzo della punteggiatura. Questo circostanziato esame consente all’autore … di giungere a una serie di conclusioni di carattere sociolinguistico sull’italiano del rebus, che chiudono questo coinvolgente saggio.

 (Federico Mussano, "Penombra" n. 7- 2020, pag. 3)
     Ele
riesce a individuare tematiche di studio ancora non affrontate con l’attenzione che meritano: il paragrafo all’inizio del Cap. III reca l’eloquente titolo di “Cosa ci interessa del rebus dal punto di vista linguistico?” e spiega al lettore (che non deve necessariamente avere conoscenze pregresse di enigmistica o di linguistica, ogni concetto utilizzato è infatti spiegato in forma chiara e precisa) come sia legittimo chiedersi se la lingua dei nostri rebus – in particolare delle prime letture – possa considerarsi o meno una “varietà” di italiano.

 (Marluk, Leonardo n. 3-2020, pag. 4)
     Ele
ha pubblicato un originale saggio sul rebus la cui prospettiva di studio non è focalizzata sulla tecnica autoriale o risolutiva del gioco enigmistico o sulla sua evoluzione storica, ma sull’analisi linguistica dell’italiano in esso usato. Il libro si avvicina molto, per impostazione, all'interessante volume di Francesca Cocco, L’italiano dei cruciverba, apparso nel 2012. (…) Si segnala in particolare l’equilibrato paragrafo dedicato ai parametri estetici del rebus (“Quando un rebus è bello?”). La parte più “succosa” (per citare Ele) è però senza dubbio la seconda, perché si occupa – dall’osservatorio privilegiato di un ricercatore in Linguistica generale – del tema centrale dell’indagine: «quale “tipo” di italiano si usa nel creare, e quindi per risolvere, i rebus?».

 (Alfredo Baroni, La Sibilla n. 4-2020, pag. 166)
     Il titolo di questo consigliatissimo saggio di Miola preannuncia perfettamente il contenuto: non un manuale d'istruzioni per fare rebus, bensì una fotografia dello stato in essere, soprattutto dal punto di vista del tipo di lingua utilizzata nella creazione del nostro amato gioco enigmistico illustrato.

 

 

 

 



(
Cesare, "Penombra" n. 6-2020, pag. 18)
     Pippo
e Haunold hanno allestito per la B.E.I. un Opuscolo dedicato a Zoroastro … a un mese esatto dalla sua morte. Si tratta della raccolta di tutti gli articoli pubblicati da Zoroastro su il Labirinto nel 2003, in cui, con la scusa di parlare di sé stesso, scrive (il tempo presente è d’obbligo, poiché gli scritti sono di sorprendente attualità) la storia dell’enimmistica e degli enimmisti dagli anni Quaranta al Duemila.
     Zoroastro
parla anche delle sue passioni legate agli enimmi: quella per le riviste, per i libri e per le ricerche bibliografiche. Egli stesso ammette … che è stato più un cultore dell’enimmistica (ma anche della ludolinguistica) che un autore di giochi, ma anche maestro, infatti sulla sua Sfinge aveva creato una rubrica: Classe di leva, dove appariva «qualche nuova, timida firma». Conclude la pubblicazione – a mo’ di appendice – un estratto dalla rubrica “Dice il Saggio”, pubblicata sul Labirinto campano, in cui leggiamo pillole di saggezza enimmistica, scritte in modo leggero e comprensibile, talvolta ironico, da Zoroastro.
     … Un Opuscolo da leggere “tuttodunfiato” come fosse un romanzo con tanti personaggi, ma anche con tanta cultura enimmistica, scritto e raccontato con la tipica scrittura zoroastriana: piana e semplice.

 


 

("Penombra" n. 2-2020, pag. 22)
     Andare al di là dell’arte della Sfinge interpretando quindi (richiamo le parole del presidente
Pasticca nell’introdurre questo nuovo opuscolo della B.E.I.) il «rapporto pulsante» che lega l’enigmistica alla «realtà quotidiana, cioè alla cronaca, la politica, lo sport e a qualsiasi altro settore della vita» non risulta un compito semplice, a maggior ragione se ci si vuole rapportare all’Aldilà con la A maiuscola, alla religione. L’autore della pubblicazione ci è riuscito assai bene, con garbo e competenza. Acrostici, anagrammi e non solo: tutte le espressioni della classica sono presenti … a cominciare da un indovinello che Fra Ristoro – padre dell’autore di questo splendido opuscolo B.E.I. – pubblicò su Penombra nel 1964. Seguendo le buone tradizioni B.E.I., l’opuscolo in questione non è solo repertorio di giochi ma è anche storia, aneddotica, curiosità. Particolarmente interessanti i capitoli “Edipo con la tonaca” e “I convegni a Caravaggio e il GEM.

 ("La Sibilla" n. 1-2020, pag. 31)
     L'instancabile
Pippo ha voluto che l'Opuscolo BEI n. 21 affrontasse in modo simpatico, ma con il consueto rigore storico e la solita ricchezza iconografica, il rapporto tra l'Enigmistica e la religione. Dopo un'utile introduzione, rivolta a fornire informazioni tecniche di base al neofita che per caso si avvicinasse al nostro universo, lo studio si sofferma su un prezioso campionario di esempi sull'influenza che gli argomenti religiosi hanno avuto, nei secoli, sulla creatività degli autori (mirabile, fra le altre, l'antologia di frasi anagrammate a soggetto mistico). Di assoluto interessa le pagine che ricordano la presenza di vescovi, sacerdoti e monaci nelle file degli "edipi".

  

 
 
 
 

("La Sibilla" n. 5-2019, pag. 217)
   In occasione del Congresso di Alessandria, il Dottor Tibia ha presentato un gioco visivo che consisteva nell'individuare due volti sovrapposti di colleghi enigmisti. Alla fine si è rivelata una galleria di visi inquietanti, ma di grande effetto umoristico.
   Il fascicolo di 72 pagine a colori raccoglie questa singolare galleria in cui appaiono enigmisti presenti e assenti al Congresso. Grazie dunque al Dottor Tibia che ci ha dato un'altra prova della sua geniale inventiva.

 

 

("Penombra", n. 10-2019, pag. 3)
   Gli acquerelli di Ettore Roesler Franz continuano a stimolare la mente di Lionello. Lo scorso anno egli stampò un libro in cui fece diventare cinquanta dei famosi e preziosi acquerelli di Roma sparita dei rebus e ne fece omaggio a pochi fortunati congressisti. Quest'anno, in occasione del Congresso enigmistico di Alessandria, Lionello ha voluto ripetere il dono e ha dato alle stampe un bel libro in cui sono state riprodotte altre cinquanta opere del grande pit­tore e acquerellista romano, arrivando così a rendere dei rebus quasi tutta l'opera di Roma sparita che è di 120 acquerelli. La tiratura è limitatissima: appena cinquanta esemplari, perciò è un libro ancor più prezioso che farà la felicità di pochi appassionati, che potranno, oltre che avere il piacere di risolvere i lavori proposti, avere anche il piacere di vedere la bellezza di una Roma che non c'è più e che Ettore Roesler Franz ha mirabilmente riprodotto.

(Felice Paniconi, "Leonardo" n. 4-2019, pag. 23)
   Ad Alessandria Lionello ... si è presentato con il suo ultimo libro di Rebus: Roma Sparita, in 50 rebus, vol. II. Il primo volume era stato realizzato in occasione del convegno svoltosi a Roma: nella prefazione, che avevo avuto il piacere di curare, scrissi "Osservando e giocando con i rebus di questo libro si intuisce che l'incontro (rebus di Lionello e quadri di Roesler Franz) è un incontro felice. Il pittore ha saputo cogliere e rappresentare i momenti di una città con colori e particolari capaci di esaltare la grandezza della città eterna e su questi l'occhio di Lionello è andato a porre i suoi rebus con soluzioni somiglianti alle massime classiche che invitano alla mitezza, alla bontà e alla riflessione … Aggiungere gioco al gioco, arte all'arte, vita nuova alla vita, questo sembra essere il messaggio di Lionello con il suo silenzioso ma alto talento." Gli acquerelli di Ettore Roesler Franz sono rimasti im­pressi nella mente e nel cuore dell'enig­mi­sta romano che ha continuato a interrogarli traendone interessanti rebus …

  

 

N.B. L'opuscolo è scaricabile qui

("Penombra" n- 7-2019, pag. 17)
   Quanti sono i Carneade del nostro piccolo-grande club degli enimmi? Tanti, forse la maggior parte ... «Crediamo che quelli meno famosi, o addirittura sconosciuti ai più, siano altrettanto preziosi e meritino tutta la nostra atten­zione e gratitudine», è scritto nell'introduzione dell'Opuscolo curato da Pippo e Pasticca … Opuscolo, amorevol­mente dedicato ai "travet" e ai "manovali" dell'enimmi­stica – che Favolino definiva "abbonati silenti" … – cioè a "Signore e Signori" senza titoli accademici, non «appartenenti a settori intellettuali: professori, medici, ingegneri, letterati o similari categorie» come "l'ostricaro" viareggino Il Mago Bussapepe, come il disegnatore meccanico Belcar …; o come Aldo Manuzio che – pensate un po'! – lavorava nella tipografia dove si stampava la Diana d'Alteno. Senza dimenticare Sergio Amperi, il "biciclettaro" livornese più volte citato da Ciampolino nei suoi ricordi enimmistici o la piccola, dolce Giorgina, abile solutrice e colonna del Gruppo Roma.
Leggerete venti brevi racconti di vita enimmistica anzi: di "Una vita per l'enigmistica" – che è appunto il titolo del capitolo dedicato ai nostri anonimi amanti della Sfinge … Un Opuscolo da leggere "tuttodunfiato", ma non solo, da stampare e conservare in biblioteca, grazie all'idea di Pippo e Pasticca che chiude così la sua presentazione: «L'idea di rendere omaggio a colui che abbiamo inteso chiamare "l'enigmista ignoto" nasce proprio dal desiderio di riportare all'odierna attenzione alcune figure, spesso umili non meno che stravaganti, probabilmente poco ricordate per i loro giochi ma che comunque meritano di essere conosciute e poste ad esempio per un attaccamento ge­nuino, veramente encomiabile alla nostra nobile "causa"».

  

 

 
 

(Federico, "Penombra" n. 5-2019, pag. 18)
   Dall'enigmistica alla ludolinguistica, dal gioco narrativo secondo i canoni della letteratura potenziale a ogni altra attività con l'attenzione costante a non rimanere schiacciati dalla confu­sione di vortici incontrollati di lettere: «enor­mi pesi le parole», leggiamo in una poesia scritta da Carmelo Filocamo … Un interessante e stimolante volume dato recentemente alle stampe da Argon con paragrafi che «riprendono per massima parte il contenuto di una rubrica settimanale condotta per oltre un decennio sulle pagine del quotidiano napoletano Il Mattino» … Non è solo Fra Diavolo a vantare un'intensa presenza su “Enigmi e dintorni”: sul volume leggiamo sovente di Italo Calvino così come di Umberto Eco … ammiriamo giganti dell'arte palindromica e anagrammatica (da Anacleto Bendazzi a Tobia Gorrio, l'Arrigo Boito che scriveva a Eleonora Duse «le parole son fatte per giocare») e rintrac­ciamo – tra una miriade di pseudonimi, Favolino e tanti altri – i classici di Mario Daniele, (...). Impossibile natural­mente elencare tutti gli enigmisti citati nelle oltre trecento pagine del volume: da Ciampolino a Magopide, da Nucci a Zoroastro, oltre naturalmente a esponenti della Sfinge partenopea. Saranno quindi «enormi pesi le parole» ma la struttura del libro – e la varietà dei temi trattati con gli opportuni cambi di registro e di modalità espositive – consente di rendere piacevole e non ostica la lettura dell'insieme.